Omelia del Gran Maestro presso la Basilica di San Paolo Fuori le Mura

Pellegrinaggio Giubilare, Roma 21 ottobre 2025

Print Mail Pdf

Omelie Cardinale Filoni - 1

Cari Cavalieri e Dame,

Iniziamo qui, in questa splendida Basilica che racchiude la memoria dell’Apostolo Paolo, il nostro pellegrinaggio in cui la presenza di tutti voi, provenienti dalle Luogotenenze e Delegazioni Magistrali di tutto il mondo è espressione di cattolicità, di universalità. Questa occasione - il Giubileo - è un dono della Chiesa per quanti vi partecipano, la quale attinge i beni spirituali, propri dell’Anno giubilare, dal tesoro inestimabile dei meriti di Cristo: dalla sua passione, morte e resurrezione. Teniamo ciò bene a mente in tutti questi giorni del nostro pellegrinaggio.

Devo aggiungere che sono molto contento della vostra generosa presenza, così bella, che esprime non solo la vostra sensibilità per i doni spirituali a noi dati dalla Chiesa, ma - al tempo stesso - il vostro entusiasta attaccamento al nostro Ordine del Santo Sepolcro di Gerusalemme e ai fini che esso persegue. Grazie per questa splendida testimonianza.

Lasciatemi ora dire qualcosa circa la Parola di Dio con la quale iniziamo qui il nostro Giubileo. Una Parola che non poteva non essere dell’Apostolo Paolo. Ma quale? Le tante Lettere da lui scritte testimoniano della sua grande opera di evangelizzazione attraverso la quale ha portato Cristo alle genti lungo il Mediterraneo, dopo aver lasciato la Chiesa “Madre” di Gerusalemme si dedicò affinché la Grazia di Dio giungesse ai pagani. Egli sapeva bene ciò che questo significava dopo che il Signore risorto gli era apparso sulla via di Damasco mentre nutriva forti sentimenti di avversione e perseguitava i Cristiani. Il Signore, infatti, lo aveva afferrato e, per la Grazia, da persecutore lo mutò in Apostolo proprio delle genti.

Nella Lettura che abbiamo ascoltato (cfr. At 22, 3-16), Paolo racconta l’incontro che ebbe con Gesù, che gli cambiò radicalmente la vita. Questo non lo dimenticò mai, anzi sapeva che ciò avrebbe aiutato tanti uomini e donne nella propria incredulità o nella propria debolezza. È una testimonianza che ci obbliga a pensare alla vita nostra: da dove il Signore ci ha presi e come continua ad aprirci gli occhi, mentre ci invita a convertirci a Lui e ci sprona a non lasciarci ingannare dalle innumerevoli tentazioni della vita.

Un Cavaliere e una Dama mai dovrebbero dimenticare due cose care all’Apostolo Paolo e perciò necessarie per noi:

1) Chi eravamo e da dove il Signore ci ha presi incontrandoci e dando un senso alla nostra vita.

2) Qual è la missione che egli ci affida.

Per Paolo fu l’essere testimone di Gesù e portare a tutte le genti il suo Vangelo; per noi è l’avere a cuore la nostra missione per la Terra Santa, la Terra del Signore: la sua gente, la pace, la compassione e il perdono, senza dimenticare l’attenzione per le nostre Chiese locali che pure hanno tanto bisogno di cura, come ho scritto nel Libro sulla Spiritualità e che ripeto continuamente nelle omelie per le Investiture.

Ma tutto ciò non era esattamente ciò che Paolo insegnava ai suoi Cristiani di Macedonia, di Corinto, di Galazia e di Antiochia quando li esortava alla generosità, ossia di ricordarsi dei “Santi” in Gerusalemme quale gesto di elevata solidarietà?

Qui davanti alla tomba dell’Apostolo Paolo desideriamo oggi rinnovare il nostro impegno, come egli ha insegnato; un insegnamento che ci porta ad avere il convincimento del valore spirituale della nostra adesione all’Ordine e al tempo stesso dell’altissima valenza della carità. Questa percezione non dovrebbe mai venir meno, giacché ha il radicamento nella fede in Cristo morto e risorto e non nella vanità della condizione sociale.

Vorrei concludere queste brevi riflessioni con l’atto di rinnovamento della nostra fede e di essere testimoni di essa, divenendone apostoli come ci ricorda il Vangelo di oggi: “Andate […] predicate […] testimoniate” (Mc 16, 14-18).

Il Signore ci invita e il nostro Ordine accoglie l’invito del Risorto. Contribuire a questo mandato di Gesù è il più grande onore che il Signore ci dona e con esso ci apre alla gioia della partecipazione.

Questo Giubileo sia per tutti l’occasione bella per rinnovare la nostra adesione a Cristo, alla sua Chiesa e al nostro Ordine.    

Amen.